Dobbiamo provare ad uscire dalla cappa di normalità che avvolge ogni cosa esistente.
Oggi il solo fatto che una cosa o che un pensiero esita, è sufficiente a giustificarlo. È difficile che qualcuno provi a scavare in profondità per trovare le ragioni di ciò che accade; oggi è sufficiente presentare la facciata delle cose, magari un po' lucidata ed esse appaiono così reali da diventare anche l'unica risposta possibile alla realtà.
Tutto ciò che ci circonda è percepito come normale e addirittura naturale. Come qualcosa di esistente al di fuori delle nostre vite, indipendente da noi.
La rassegnazione, nel migliore dei casi, il disinteresse e l'individualismo più totale, sono le parole chiave della nostra società. Tutto questo in una società che si definisce democratica, una società in cui tutti dovrebbero partecipare attivamente al suo continuo miglioramento.
Esistono delle grosse responsabilità da parte nostra, da parte di chi da ormai troppo tempo, si trova a delegare ad altri ciò che con un po' di interesse e volontà in più potrebbe fare. Ma esistono anche delle grosse responsabilità da parte della "classe politica", da parte di chi amministra il consenso ottenuto dal popolo, cavalca il disinteresse e non promuove la partecipazione.
È tanto diffusa questa pratica che ormai siamo convinti che la democrazia inizi e finisca in uno cabina elettorale. La sovranità del popolo finisce sempre per coincidere col programma elettorale di uno dei "politici". A partire dal giorno dopo l'elezione, noi perdiamo ogni potere decisionale e quelle persone che con i loro faccioni, avevano riempito la città di promesse, spariscono fino al seguente appuntamento elettorale. BELLA DEMOCRAZIA!
Voglio ripetere che non si può dare la colpa al "sistema" come se fossimo davanti ad una cospirazione anti-democratica perchè ciò che esiste, esiste grazie a noi. Grazie alle nostre deleghe e ai nostri silenzi.
Per questo è necessario fare un passo in più, per questo è necessario portare a più gente possibile queste nostre convinzioni. Per fare questo servono azioni concrete: momenti di discussione, spazi di socializzazione liberi dal vincolo del consumo, giornali da cui diffondere nuovi stimoli e nuovi orizzonti, cineforum, assemblee, momenti di confronto con gli amministratori e qualsiasi cosa possa venire in mente a chiunque. L'obiettivo è però uno: portare il popolo ad una reale sovranità, sovranità fatta di partecipazione, confronto e dialogo.
Bisogna lavorare a fondo affinchè le scrivanie da dove oggi viene gestito il potere, diventino il punto di arrivo delle decisioni popolari. E le persone che si siedono dietro a quelle scrivanie, non siano le più brave ad intuire le necessità del popolo o le più brave a fare promesse ma semplicemente le più brave a fare in modo che le decisioni vengano prese direttamente dal popolo.
La presa di coscienza da parte di più persone che questa non è l'unica società possibile e nemmeno la migliore. Se si è in tanti a condividere questo pensiero, allora si può anche pensare di poter influenzare la società nella quale si vive
Da più di due anni esprimiamo con forza la necessità di creare UNO SPAZIO di aggregazione autogestito, laico e aperto a tutti dove poter creare iniziative socio-culturali che coinvolgano e attivino la realtà giovanile in un'ottica di partecipazione. Abbiamo seguito con interesse e abbiamo sempre partecipato a quelle iniziative e a quei progetti attivati dall'amministrazione comunale, che avessero come proposito esplicito quello di promuovere uno sviluppo di comunità perseguito attraverso la partecipazione attiva dei cittadini. Ogni volta, profondamente delusi, abbiamo dovuto constatare il fallimento di queste esperienze che hanno messo in evidenza, una volta di più, come le parole partecipazione e comunità vengano utilizzate solo a scopo pubblicitario e propagandistico dall'attuale maggioranza. Questa amministrazione non è stata in grado di rispondere nemmeno parzialmente alla necessità, chiara e sotto gli occhi di tutti i giovani, della creazione di spazi sociali all'interno dei quali possano svilupparsi quel coinvolgimento, quel confronto e quella partecipazione, tanto urlati come necessari nelle campagne elettorali, quanto evitati nel concreto agire politico. L'esigenza di questi spazi sociali non crediamo sia un capriccio ma una necessità che sentiamo crescere sul nostro territorio e nella realtà quotidiana in cui viviamo. La sentiamo crescere guardando mutare il nostro territorio. La sentiamo guardando spuntare come funghi i centri commerciali; luoghi in cui le relazioni sociali si fondano unicamente sul primo comandamento della nostra società: consuma. Crediamo che sia importante offrire un'alternativa a chi non accetta di vedersi unicamente come un consumatore di beni e servizi preconfezionati. Crediamo che a questa alternativa debbano in primo luogo contribuire quelle forze che esprimono questa necessità di cambiamento. Sentiamo la necessità di spazi sociali quando le scelte che stravolgono il nostro territorio vengono sottratte al controllo democratico dei cittadini, come platealmente sta avvenendo con i casi brebemi ed Alta Velocità. Decisioni in merito alle quali, nemmeno il consiglio comunale ha potuto o voluto esprimere trattare approfonditamente le questioni. Crediamo che sia fondamentale una reazione nel senso opposto, che porti le persone a considerarsi costruttori attivi della propria realtà in una dimensione collettiva. Ma per questo oltre alle parole servono i fatti e gli Spazi. Riteniamo incosciente che nella nostra città prevalgano le pressioni dei privati e i conseguenti oneri di urbanizzazione, mentre le richieste di inclusione sociale e di creazione di luoghi in cui promuovere socializzazione, vengano avvertiti come un discorso fastidioso se non addirittura pericoloso, sovversivo. Sentiamo la necessità di spazi sociali quando osserviamo, senza poter portare alcun contributo, alle decisioni di questa amministrazione comunale in merito a progetti che riguardano "i giovani", quando vediamo che migliaia di euro vengono spesi per la creazione di luoghi come "l'Informagiovani", di cui non siamo ancora in grado oggi di comprenderne la funzione. Sentiamo la necessità di spazi sociali, quando constatiamo l'inesistenza di spazi pubblici gratuiti all'interno dei quali potersi ritrovare per discutere e per organizzare iniziative pubbliche che abbiano come fine il coinvolgimento dei giovani nell'organizzazione di momenti di aggregazione o di iniziative culturali. Riteniamo scandaloso che oggi per fare un'assemblea pubblica o una semplice riunione si debba scegliere tra il bar oppure una spesa di 60 euro per affittare uno spazio pubblico. Riteniamo inaccettabile che oggi a Romano di Lombardia, come anche nel resto della Bassa, l'unico luogo di aggregazione e di socialità sia costituito dagli oratori e non esista un luogo laico all'interno del quale sia possibile partecipare al miglioramento della comunità in cui viviamo. Sentiamo la necessità di spazi sociali, perchè da noi il dialogo interculturale, l'integrazione, il confronto e la tolleranza, vengono troppo spesso sostituiti da un concetto perverso e militarizzato di sicurezza. Può capitare anche di sentire che la sicurezza venga garantita attraverso pestaggi e raid notturni. Abbiamo bisogno di spazi sociali dove le differenze e la diversità possano essere visti come l'occasione per creare dialogo e comprensione reciproca e non paura e diffidenza. Siamo stufi di sentire grandi discorsi circa i giovani e l'opportunità che noi rappresentiamo per il futuro della nostra società. vogliamo ribadire che il futuro si può costruire solo grazie a scelte e ad azioni del presente ed è in questa sola dimensione che valutiamo le azioni e le scelte dei nostri amministratori. Crediamo che sia arrivato il momento di trattare con la dovuta serietà il tema degli spazi sociali. Per questo invitiamo l'amministrazione comunale di Romano a far fronte immediatamente a questo problema rispondendo in modo positivo alla lettera che ad essa inviamo.
Non possiamo far altro che constatare che ogni centimetro quadrato esistente viene cementificato. Lo spazio e il territorio vengono presi in considerazione solamente in base ai prezzi di mercato che possiedono. Chi amministra il potere pubblico decide arbitrariamente sulla pelle dei cittadini e non ritiene nemmeno più necessario domandarsi se quello che si costruisce, è qualcosa di utile oppure dannoso: nel momento in cui da soldi a chi costruisce, diventa utile.
Un esempio lampante è il centro commerciale LE ACCIAIERIE, la cui costruzione non ha risposto a nessuna necessità ma solamente ad una logica di speculazione edilizia. Ma visto che al peggio non c'è mai fine, a 5 Km da questo centro commerciale di circa 200 negozi, costruito in una città di 5000 abitanti, si vuole costruire un nuovo centro commerciale ancora più grosso, che andrà a distruggere altri centinaia di ettari di verde. Ma non è finita perchè queste opere si completano solamente con la costruzione di una terza oscenità: l'autostrada BREBEMI, che avrà come unico scopo quello di portare nei centri commerciali più persone possibili (mentre viene presentata come opera necessaria per la mobilità).
A noi non resta che guardare, consumare e ringraziare chi costruisce i centri commerciali perchè "creano posti di lavoro". Poco importa se i posti di lavoro si possono creare anche investendo quei soldi in cose molto più utili per la collettività. I comuni nel frattempo danno il via libera anche perchè vengono costruite nuove strade che tra vent'anni però saranno tutte da sistemare a carico dei comuni stessi.
Tra una cementificazione e l'altra, mentre aumentano gli spazi dedicati a consumazione e speculazione, gli spazi di socializzazione non vedono il minimo incremento anzi sembrano scomparire dalle priorità di amministratori e cittadini.
Il collettivo Uscita di Sicurezza di Romano, vuole rilanciare la necessità di vivere la città oltre i suoi spazi di consumo. Rivendichiamo l'importanza del dialogo, dell'incontro e della socializzazione lontani da una logica consumistica. Vogliamo poter utilizzare gli spazi pubblici in modo gratuito e autogestito. Vogliamo che TUTTI i comuni e in particolare il Comune di Romano nel quale noi viviamo, si renda conto che esistono dimensioni diverse oltre al profitto e incentivi la popolazione a rendersi protagonista nella partecipazione alle decisioni collettive.
In particolare RIVENDICHIAMO:
L'UTILIZZO GRATUITO DI SPAZI PUBBLICI CHIUSI E APERTI.
LA CONVERSIONE DI SPAZI INUTILIZZATI IN SPAZI DA AUTOGESTIRE DA PARTE DELLA POPOLAZIONE
L'APERTURA DI UN DIALOGO SERIO E DURATURO CON LA SOCIETÀ CIVILE SUL TEMA DEGLI SPAZI
COSTRUZIONE DI MISURE CAPACI DI AUMENTARE LA PARTECIPAZIONE ALLA GESTIONE DEL POTERE
Invitiamo chiunque creda nella necessità di partecipare per migliorare la realtà in cui viviamo, a mettersi in contatto col collettivo Uscita di Sicurezza.
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