Di fronte ai recenti sanguinosi eventi che hanno colpito il popolo palestinese, di fronte ad una prepotente occupazione militare israeliana perpetrata per circa 60 anni; di fronte ad un (apparentemente) ingiustificato genocidio attuato con la complicità del governo italiano e dell'ONU, che ha comportato la morte di centinaia di persone fra cui anche donne e bambini ...ma soprattutto di fronte ad un'informazione distorta e preda di continue vergognose censure, che nasconde a milioni di italiani la veritàsul VERO terrorismo, ossia quello ISRAELIANO...non possiamo rimanere immobili.
Per questo motivo abbiamo deciso di aprire nel sito una sezione dedicata alla QUESTIONE PALESTINESE; per chiarire come in realtà stanno le cose e magari per fare una lavatina di capo a tutta la gente della nostra zona che, lobotomizzata da un mero bombardamento mediatico, si trova nella condizione di non saper far altro che gettare capri espiatori su immigrati - musulmani, per rimanere in tema - supportare iniziative come le "ronde padane" et similia...fomentando sentimenti razzisti che, come si è visto nei mesi passati, rischiano di sfociare in veri e propri atti di violenza o addirittura squadrismo in certi casi e permettendo inoltre
a partiti fascisti come Forza Nuova di cavalcare l'ondata di xenofobia che sta prendendo piede nel bel paese per promuovere le proprie iniziative.
Il nostro messaggio - che è lo stesso di moltissime altre realtà simili alla nostra, presenti sulla penisola - è rivolto soprattutto, ma non solo, alla gente residente in zone marginali della provincia bergamasca come quella dove è nato il collettivo, in cui l'interessamento, in particolare da parte della realtà giovanile, su temi d'attualità come questo è pressochè minimo o se c'è, frutto di una superficiale riflessione seguita al servizio visto la sera prima al Tg4 ...il che è tutto dire.
Ciò che vogliamo proporre alla gente non è un invito a seguire l'una piuttosto che l'altra corrente: io stesso non sono nè ebreo nè musulmano nè tantomeno cristiano, ma ritengo inviolabile il diritto all'esistenza di ogni paese, con le sue leggi, le sue tradizioni e le sue etnie; in quanto dimostrazione di civiltà e segno del riconoscimento della dignità umana.
Ci auguriamo semplicemente che i contenuti presentati di seguito riescano quantomeno a smuovere le coscienze di coloro che leggeranno, per prendere atto della gravità della situazione, liberandosi da pregiudizi e luoghi comuni e spingerli ad agire di conseguenza..magari perchè no? prendendo parte alle iniziative promosse dal collettivo stesso!
Dario
curatore del sito e attivista del collettivo Uscita di Sicurezza.
Assieme ai documenti presentati di seguito, verrà presentata una carrellata di immagini relative all'argomento trattato ma non necessariamente collegate al contenuti esposti. Le immagini in questione rappresenteranno le manifestazioni pro-Palestina tenute nella nostra zona (a cui hanno partecipato diversi attivisti del nostro collettivo) e le scene di vita quotidiana della popolazione vittima del massacro. Il loro scopo è quello di portare agli occhi del lettore la crudezza e la brutalità della realtà che stanno vivendo o ha vissuto la popolazione palestinese durante questo difficile momento, avvisiamo perciò il visitatore debole di stomaco che potrebbe imbattersi in immagini lievemente raccapriccianti.
© Tutto il materiale di seguito presentato (foto e documenti) è dei rispettivi autori.
"Gli ebrei sopravvissuti all'Olocausto nazista e a persecuzioni storiche, tentarono di ottenere una loro terra sicura nella biblica Palestina, dove fondarono comunità pacifiche e religiose. Ma gli arabi ostili tentarono subito di annientarli con la guerra del 1948. Gli ebrei combatterono un'eroica guerra partigiana che li vide vittoriosi e salvi da un secondo Olocausto. Fondarono Israele nel maggio di quell'anno, unico Stato democratico e moderno in medioriente, baluardo di civiltà fra nazioni arabe di re e dittatori corrotti e sanguinari. I quali tentarono di nuovo nel 1967 di distruggere la pacifica Israele, che li sconfisse brillantemente ancora una volta. Da allora Israele vive circondata da arabi-palestinesi fanatici, irragionevoli e brutali, che la attaccano col terrorismo in continuazione, senza farsi scrupolo di massacrare i civili ebrei, inclusi i bambini. Quei terroristi islamici sono certamente collegati oggi ad Al Qaida, e quindi Israele combatte una guerra al terrorismo anche per nostro conto. Inoltre, gli Stati canaglia come Siria e Iran appoggiano le fazioni armate arabe-palestinesi, per cui il pericolo per Israele è particolarmente insidioso. Essa deve difendersi, è un suo diritto, e nel farlo capita che ahimè ci vadano di mezzo anche alcuni civili arabi-palestinesi, ma la colpa di ciò è dei terroristi islamici che costringono Israele a combattere in zone popolate. Israele ha fatto di tutto per arrivare alla pace, ma si scontra sempre con l'ottusità e la ferocia dei leader arabi-palestinesi, corrotti e impietosi persino coi loro cittadini, che hanno sempre rovinato ogni accordo possibile. Non ci sarà pace finchè la parte araba non accetterà il diritto di Israele di esistere e non cesserà di aggredirlo."quot;
Ogni parola di quella narrativa è falsa, grottesca persino. Ma finchè essa rimarrà la narrativa della maggioranza dell'opinione pubblica italiana e occidentale, voi potrete fare tutte le manifestazioni che volete, tutte le proteste che volete, e non otterrete nulla, nulla di nulla, come nei passati 40 anni. Va fatto altro, VA RI-RACCONTATA ALLA GENTE LA VERA NARRATIVA SU COSA VERAMENTE ACCADDE LAGGIÙ. È l'unica speranza per terminare il conflitto, l'unica.
Serve urgentemente la fase operativa della creazione del consenso fra gli italiani sulla VERITÀ STORICA di quanto realmente acccaduto in Palestina, secondo le seguenti linee:
Questo cambierebbe la Storia e cesserebbe l'orrore. Perchè la gente verrebbe a sapere delle pratiche neonaziste storiche degli ebrei in Palestina contro i palestinesi prima e dopo la nascita d'Israele; saprebbe l'indicibile e fredda ferocia con cui il Sionismo aveva pianificato la distruzione dei palestinesi 40 anni PRIMA dell'Olocausto; capirebbe perchè, accidenti, un popolo torturato e massacrato da 60 anni con un sadismo che raggiunge il grottesco, oggi lancia razzi alla disperata e si fa saltare in aria. Perchè nessun palestinese può rimanere "civile" dopo 60 anni di ferocia neonazista israeliana in Palestina, impunita e assistita con zelo dal "mondo civile". E se la gente venisse a conoscenza di tutto ciò, la gente porrebbe fine a quell'inferno, perchè, come disse Noam Chomsky "quando il pubblico scopre l'esistenza della barbarie, si mobilita per porle fine".
Ma c'è qualcuno in questa Italia antagonista perennemente manifestante e indignata perenne che sia disposto a lavorare in quel senso? C'è? Ci siete?
Come risposta alle FAQ presentate sul sito dell'Ambasciata Israeliana a proposito degli attacchi israeliani su Gaza, pubblichiamo la testimonianza di Henry Siegman:
"Le azioni sono ritenute buone o cattive, non per il loro merito, ma secondo chi le compie. Non c'è atrocità - tortura, incarcerazione senza processo, assassinio, bombardamento di civili - che non muti il suo colore morale se compiuto dalla parte "nostra". Lo sciovinista non solo non disapprova le efferatezze compiuta dai suoi, ma ha una grande capacità di rifiutarne la conoscenza"
George Orwell
"Il mondo è un posto pericoloso, non tanto per via di coloro che fanno il male, ma per coloro che guardano e fanno niente"
Albert Einstein
"Diciamo bugie quando abbiamo paura; paura di ciò che non conosciamo, paura di ciò che gli altri penseranno, paura di quello che potrebbero scoprire di noi. Ma ogni volta che diciamo una bugia, la cosa che temiamo diventa più forte"
Williams Tad
"In quest'ora tragica, indignato il popolo del Venezuela manifesta la sua illimitata solidarietà all'eroico popolo palestinese, partecipa al dolore che colpisce migliaia di famiglie per la perdita dei loro cari e tende loro la mano affermando che il governo venezuelano non si stancherà di chiedere che vengano severamente puniti i responsabili di questi crimini atroci. Il governo venezuelano denuncia l'utilizzo pianificato del terrorismo di Stato con il quale questo paese si colloca al margine della comunità delle nazioni"
Hugo Chavez, all'atto dell'espulsione dal Venezuela dell'ambasciatore israeliano e di parte del personale dell'ambasciata.
Onore a Chavez, presidente del Venezuela bolivariano, unico governante del pianeta a far l'unica cosa giusta e necessaria cacciando il rappresentante dello Stato Cannibale. Ha idee chiare, Chavez, sul terrorismo israeliano, complice del colpo di Stato contro il suo governo nel 2002 e di tutti i regimi fascisti imposti dagli Usa in America Latina nella seconda metà del secolo scorso e oggi.
Quanto allo sdegno manifestato da Israele, da tantissimi ebrei e loro succubi o compari, per l'accostamento del necrostato razzista e teocratico al regime nazista, accostamento fatto dai migliori studiosi israeliani, c'è lì una coda di paglia che va da Gaza ad Auschwitz. Anche perchè accanto a Israele ci sono gli Usa, la più brutale potenza imperialista di tutti i tempi e contro non c'è nessuno. La Germania aveva contro quasi tutto il resto del mondo. La durata dei crimini: dieci anni in Germania e Europa, 60 anni in Palestina e Medio Oriente; l'incomparabilmente maggiore potenza di fuoco e diffusione del terrorismo materiale e psicologico di Israele, nonchè la sproporzione di forza tra carnefice e vittima; la fascistizzazione di un'intera società, che perseguita e ostracizza un pugno di intellettuali e dissidenti chiamandoli self hating jews (ebrei che odiano se stessi), ma sostiene all'85% le infamie delle sue giunte militari, quando in Germania, oltre a ebrei, comunisti rom, omosessuali, furono fatti fuori un milione di oppositori che ancora nel 1944 tentarono di eliminare Hitler. In Israele si spara da destra contro un premier che stava smettendo di tuffarsi nel sangue dei palestinesi. Quanto alle punizioni collettive e alle altre violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale che hanno determinato le condanne all'impiccagione degli imputati di Norimberga, beh, con Gaza siamo ampiamente al sorpasso.
Nell'uragano degli interventi in rete, a vittoriosa stramaggioranza corretti e consapevoli dei crimini nazisionisti come della valorosa resistenza dei guerriglieri della liberazione, tra sporadici tentativi di contrasto di furbi e scemi, il commento di una Vittoria Oliva (merita la citazione) è il più demenziale e al tempo stesso incoscientemente collaborazionista: "Correi nella strage, Israele boia, assassina, nazista. Altrettanto boia, assassina, nazista Hamas che lancia i palestinesi inermi alla vendetta di Israele" Tutti boia, assassini nazisti, tutti correi nella soluzione finale. Hamas feroce come Israele. E' ora di bruciare tutte le bandiere" .
Mancano le parole. E manca l'apprezzamento, nato dalla stessa logica, per coloro che hanno sfottuto i morituri, dandogli tre ore di tregua per fargli meglio assaporare la morte in arrivo. Lasciamo la risposta ai partigiani che, ovviamente, erano boia, razzisti e nazisti quanto le SS e la Gestapo, visto che lanciavano i civili inermi di Marzabotto alla vendetta della Germania. Lasciamo la risposta anche ai cittadini che, dal bagno di sangue nazisionista di Gaza, urlano compatti il loro sostegno alla Resistenza. C'è un limite di decenza nel settarismo eurocentrico e umanitarista dei falsi anarchici. Ed è stato largamente superato.
Poi c'è chi, vomitando nella lista CU (evidentemente quanto aveva ingurgitato di atrocità nazisioniste non gli aveva svuotato del tutto lo stomaco) sulle mie parole di accusa a Israele e di profonda ammirazione per l'Hamas politico e combattente e per il popolo che, disperato e indomabile da 60 anni, sta tutto con questi combattenti, mi fustiga per "non aver portato argomenti politici" e per "aver prodotto solo insulti e intimidazioni". Trattasi di un David di cui spudoratamente mi chiedo se non sia lo stesso David che, in altra mail, ci fa sapere che "mia moglie è ebrea e io non sono certo un sostenitore della causa palestinese". Ne eravamo certi, fin da quando, da cattedratico paratrotzkista mi assaliva per aver io usato termini come "nazione", "ebrei", "arabi", dal momento che "il proletariato non ha nazione". Ma allora che ci fa un politologo che fucila con un sol colpo l'imperialismo israeliano, arabo (?), russo (?), cinese (?), americano e l'immancabile "fondamentalismo islamico"e;, in una lista di persone serie e perbene? Se c'è chi in questi miei post non trova argomenti politici, seppure fastidiosamente mescolati ad argomenti etici e morali (come quelli delle foto qui sopra), si vede che ha un'altra idea di politica, etica e morale. Pazienza. A me basta trovarmi di solito a fianco, anche materialmente seppure in coda, a coloro con cui ho condiviso i missili all'uranio, le bombe da 2 tonnellate, il carcere illegale, le bombe a grappolo, il napalm, i gas CS sparati addosso a tutti i nativi che alzano la testa, gli embarghi, la risposta di massa o armata.
Comunque, con questa mescolanza impropria ci riprovo. Partiamo con un po' di argomenti "etico-politici" della storia recente: ieri, undecimo giorno di mattanza, siamo arrivati a 200 bambini uccisi, a 700 adulti sterminati, 3.500 feriti e mutilati (per l'80% inermi cittadini), ma molti di pi&u;, ci dicono dall'interno, dispersi e maciullati sotto le macerie o nei campi; sono stati centrati con particolare gusto ambulanze, medici, infermieri e ospedali e si sono distribuite medaglie al valore ai bravi tiratori che disintegravano vaste macchie nere di fuggiaschi dalle case polverizzate, che poi diventavano vaste macchie rosse. Il film dell'orrore di questi licantropi comprende tre scuole dell'ONU e tre cliniche di una Ong danese, tutte piene di bambini e profughi dalle distruzioni, centrate insieme a decine di esseri umani. Fa niente, vero Livni, tanto ti protegge il divieto "democratico" a giornalisti e medici di entrare nel bagno di sangue (niente da dire Ordini dei giornalisti, Ordini dei medici spergiuri di Ippocrate, falsari pagati da Washington di Medici senza frontiere?). Dice, da quella scuola sparavano razzi, il rappresentante ONU sul posto smentisce la fetida bugia. Lo squadrista Pacifici, capo della comunità ebraica romana e iscritto al partito dei carnefici dei suoi correligionari, ripete la fandonia universale di "Hamas che si nasconde tra i civili", come se ci si potesse nascondere in un affollamento demografico più fitto di un mazzo di carte, loro che legano bambini palestinesi sui blindati per farsi strada tra i sassi e le molotov. Ricordano quel personaggio medievale, Tecopa, che, roteando la spada, accusava la vittima di non star "mai ferma per farsi colpire".
Altra "argomento politico": vedrai che non si fermano prima di aver superato il primato mondiale dell'ex-premier Sharon, con 3000 innocenti e inermi, donne e bambini, massacrati, perlopiù sventrati e bruciati, a Sabra e Shatila. Ce l'hanno nel sangue di non saziarsi mai di sangue altrui, che sia di arabi, che si ostinano a "muoversi", o di proletari, campesinos, indios, africani, divergenti vari, che, da esperti noleggiati, liquidano su mandato congiunto sionista e delle tirannie fasciste in giro per il mondo. Chissà se originano non solo dal Caucaso, ma anche dalla Transilvania dell'Impalatore.
E, ulteriore considerazione politica, non poteva mancare, puntuale come gli orgasmi necrofagi della Livni, il P.R. della Cia Al Zawahiri, a promettere sfracelli contro l' "Occidente dei crociati", in preparazione di qualche bel botto a rilancio della "guerra infinita contro il terrorismo", schermo protettivo Al Qaida sulle nefandezze nazisioniste. Ricordate i sequestri e le uccisioni videografate a Baghdad di giornalisti o operatori umanitari, sempre personaggi anti-occupazione? Secondo la logica rovesciata delle nostre fonti erano "con ogni evidenza perpetrati dai tagliagole saddamisti", eppure si verificavano con puntualità prodigiosa ogni volta che tra le crepe nella cintura protettiva degli embedded traspariva qualche mostruosità come Abu Ghraib, o il fosforo su Falluja.
Vedrete cosa combinerà Al Qaida, centrale operativa Cia tra i musulmani, per distoglierci lo sguardo dall'allucinazione di queste creature umane marcite dentro perchè colpite da armi chimiche ed elettroniche, per le quali non servono neanche le amputazioni chè la necrosi è inarrestabile, o di quegli altri fatti esplodere dalle bombe termobariche, o carbonizzati dal fosforo bianco che, alla faccia delle spudorate smentite, abbiamo tutti visto sugli schermi e sentito dai medici. Hanno poco da smentire, questi trombettieri dell'olocausto palestinese. Io li ho visti, li ho visti in Libano, due anni fa, i bambini frantumati dalle bombe a grappolo, i feriti con gli arti ridotti in fango nero, i cadaveri spappolati dentro e intatti fuori. E anche i piccoli mostriciattoli senza occhi e genitali e con una natica al posto dell'orecchio ho visto nascere nella Basra sotto uranio e nel Vietnam sotto napalm e diossina. Quei feti intorcinati, cari al Vaticano, che fra qualche anno usciranno anche dalle pance di Gaza. Considerazioni troppo "etiche" e poco "politiche"?
Magari sono meglio le opinioni delle tre Grazie sul "manifesto", quando scrivono, facendo rotolare dalle risate la muta degli stragisti, "Hamas con il lancio dei razzi impaurisce e minaccia la popolazione civile israeliana, azioni illegali e criminali da condannare estremisti palestinesi bruciatori di bandiere israeliane che io non brucerei mai togliere spazio ai fondamentalisti e alle minacce contro Israele con cui ci rifiutiamo di essere nemici" (Luisa Morgantini);
"I dirigenti di Hamas hanno deciso di rompere la tregua sapendo che nessun governo può presentarsi alle elezioni con una sua zona di confine presa di mira tutti i giorni, periscano Sansone e tutti i filistei è una logica reciproca a quella di Israele" (Rossana Rossanda); Una guerra scatenata con l'obiettivo di fermare il lancio dei missili da parte di Hamas, prevalere del braccio armato di Hamas e dei gruppi islamici più estremisti, alimento della logica dello scontro di civiltà(Alessandra Mecozzi, CGIL); Perchè siamo ciechi, sordi e muti sui cortei che sabato scorso nelle piazze italiane sono stati chiusi da una preghiera islamica (che Maroni intervenga, perdio!) queste seconde generazioni musulmane sono ovunque e sempre più fondamentaliste dei padri e delle madri (cosa aspetta Calderoli a sistemarle?) da un pezzo siamo costretti ad allontanarci da manifestazioni con manichini e bandiere bruciate, stella di David uguagliata alla svastica, ora le preghiere rivolte alla Mecca ( Manuela Cartosio, sconvolta dall'indignazione e nota sostenitrice dell'ultra sion-imperialista Adriano Sofri). Nel giubilo della lobby ebraica si accodano anche alcuni compunti equilibristi maschi: criminali razzi Qassam e Qatiuscia che il segretario dell'ONU Ban Ki Moon definisce controproducenti e inaccettabili (certo, se lo dice Ban!) così nascono i terroristi che fine farà la credibilità di Abu Mazen (già, e quella di Giuda?) (Tommaso di Francesco, l'umanitario che in Serbia sta con il presidente rinnegato filoccidentale Tadic e che avalla l'infame balla della pulizia etnica serba cianciando di contropulizia etnica degli albanesi). Dopodichè non stupisce che tra le lettere all'equidistante giornale si inserisca un Matteo Maria con questa velina dell'ambasciata nazisionista: "Truppe internazionali sotto comando Nato (sic) e caschi blu dell'Onu in tutta la striscia di Gaza, disarmo di Hamas e di Hezbollah (certamente non del legittimo Stato d'Israele) nuove elezioni parlamentari per l'Autorità Nazionale Palestinese alle quali non possano partecipare quei partiti che non riconoscano l'autorità del presidente Abu Mazen (quello che ha appena agevolato i nazisionisti e il turpe fantoccio Mubarak dando ad Hamas la colpa per l'orrore di Gaza) su tutti i territori palestinesi e la legittima autorità israeliana sul resto della Palestina (88% a Israele, 12% di isolotti blindati all'alleato Abu Mazen). A presiedere la commissione che giudicherà tale legittimità non eversiva delle varie liste elettorali sarà il segretario dell'ONU Ban Ki Moon"
Naturalmente si rifugiano in questo giornale, con appelli che immancabilmente si aprono con l'inaccettabilità dei missili d Hamas contro Israele, anche tutti gli amici dall'erre moscia, quanto meno virtuale, confortevolmente equilibrati, non violenti, che da anni ciurlano nel manico del disarmo unilaterale degli oppressi, perseguitati e ammazzati: Tavola della Pace, Acli, Arci, Cgil, Pax Christi, Legambiente, Beati costruttori di pace, Emmaus (dei servizi francesi), Banca Etica, Ass. Ong italiane, Ponte però insomma tutta quella ciurmaglia che, con i suoi pellegrinaggi a Sarajevo offriva copertura umanitaria alla frantumazione della Jugoslavia, al solito rovesciamento o equiparazione di carnefici e vittime, di colpa e innocenza, grazie al quale si canalizzano sotto lil tappeto imperialista i fiumi di sangue dei popoli di troppo. Ed è questo il "giornale comunista" che ci chiede di svenarci, di pagare proletariamente con 50 euro per un numero speciale simili posizioni, simili sciagurate visioni del mondo. Mai che si chiedesse, nelle geremiadi sulle sue condizioni economiche, se non sia per caso che perde lettori perchè con una sinistra rigorosa, coerente, combattiva, impermeabile agli inciuci e ai moderatismi, non ha proprio più niente a che fare (a dispetto dei sopravvissuti di valore come Michele Giorgio dal Medio Oriente, l'occasionale Danilo Zolo, l'attuale eroico ospite da Gaza, Vittorio Arrigoni, Vauro).
Ora vedremo tutti correre questa ciurmaglia, con foga impudica e scarmigliata, accompagnata dai corifei dei "Due popoli due Stati", come i grassiani del PRC, appresso al piano-tregua Sarkozy-Mubarak-Ban Ki Moon, maturato dall'intero Occidente con la lentezza di un' agave per dar modo ai delinquenti sadici di Tel Aviv di apparecchiare la tabula rasa. Io l'ho visto quel piano, nella forma attuata nel laboratorio Libano, dopo che il gioiello dell'imperialismo genocida aveva subito il più bel rovescio della sua malfamata storia. Ora quella merdacchia di Abu Mazen, pugnalatore del suo popolo alla schiena se mai ce n'è stato uno, vasellinato dall'indignazione del "manifesto" e di Luisa Morgantini per essere stato chiamato "quisling", va proponendo un'altra Unifil neutralizzatrice di ogni resistenza, ma stavolta in compatibilità con una guerriglia vittoriosa, ma alle spese di quel che resta della dignità e della forza morale e politica dei palestinesi.
Questo Abu Mazen, il cui nome si pronuncia con un alito di nausea, ricorda la zoccola india che vendette al fuorilegge Cortez la sua gente, facendogli da guida e suggeritrice di massacri. Quando i briganti spagnoli presero per fame la capitale atzeca Tenochnical, Cortez, cristianeggiando, la voleva preservare dalla distruzione (tesori da salvare) e la rinnegata lo spinse a raderla al suolo. Si moltiplica la genèa dei vendipatria, di quei cialtroneschi manigoldi tipo Karzai, Al Maliki, Abu Mazen, i despoti piantati da USraele qua e là dove c'era da occupare , sterminare e predare. Rappresentano un'infimo strato di benestanti, venditori di madri che schiacciano e vampirizzano la massa depauperata dei loro popoli.
Già, perchè qui, della famigerata ed esorcizzata lotta di classe si tratta. E non nei termini dell'atrofizzazione dogmatica di certi miei critici. Dico cose scontate: come ci sono negli stati della borghesia capitalista classi da spremere e, se del caso, sopprimere, così ci sono, con le stesse identiche connotazioni sociali, ma in più anche nazionali, popoli proletari che vorrebbero acquisire i diritti dell'uguaglianza sociale e sanno che la loro conquista dipende in primis dal diritto dell'uguaglianza degli Stati. Dalla sovranità. Non mi venga qui a barbugliare di proletari ebrei e proletari arabi che dovrebbero unirsi contro i padroni, sennò non se ne fa niente. Si impari dai nordirlandesi che, con la borghesia anglo-unionista che gli aveva scatenato addosso i proletari fascisti protestanti lobotomizzati, sapevano come la rivoluzione passasse per la sovranità nazionale del loro paese riunificato. Qui coloro che blaterano per il superamento degli Stati nazione, sono graditissimi ciambellani ai party degli Stati più forti e delle èlites che ne sono foraggiate e protette.
Una forza ONU o europea, magari Nato, alla quale l'incontinente La Russa ha già offerto l'entusiastica partecipazione della sua protesi sessuale (killer italiani), non ha che il compito di occupare Gaza e i suoi varchi a nome dell'imperialismo occidentale, "pacificando" con il suo presidio una Gaza disarmata e sterilizzata che, così, si avvierà, come del resto la Cisigordania, all'estinzione.
Abu Mazen e la sua banda di corrotti governerà, contro ogni legittimità e contro i risultati elettorali (che già aveva tentato di sovvertire con il golpe di Mahmud Dahlan represso da Hamas). Sarà il fiduciario, nobilitato dal rispetto anche dei pacifinti, del branco di vampiri euro-israelo-statunitensi, in una Palestina senza neanche più due ossa per tenere insieme lo scheletro.
Abu Mazen e armate di ventura occidentali, magari anche di Stati vassalli arabi o musulmani, vorranno curare i forni crematori in cui verrà incenerito ogni residuo di identità palestinese. Fra qualche anno faranno spettacolini folcloristici, con donne in velo e uomini con kefiah, nella Gerusalemme stuprata e pulita etnicamente. E Oz, Grossman e Jehoshua si commuoveranno, al pari del "manifesto". In Libano il tentativo degli occupanti in casco blu, italiani dalemisti e bertinotteschi in testa, il piano è riuscito solo molto parzialmente. E' vero che aver posto la "forza d'interposizione" sul terreno dell'aggredito e non dell'aggressore è una nequizia giuridica. E' vero che a Israele l'Unifil permette violazioni interdette a libanesi e che la Resistenza non ha più basi e armamenti al confine. Ma Hezbollah ha aumentato la sua forza e influenza politica e militare e ha saputo impedire il disarmo chiesto dall'ONU, nonchè la sopraffazione sociale e politica da parte delle forze reazionarie, tipo l'associazione a delinquere Hariri (rafforzata dagli infiltrati di Al Qaida), manovrate da Usa, Israele e Arabia Saudita, attraverso una rinnovata guerra confessionale. Guerra di classe vinta, anche se non è da escludere che, se l'attuale fragile equilibrio dovesse volgere a vantaggio di sinistre e antimperialisti, le regole d'ingaggio dell'Unifil passerebbero dalla pattuglia in perlustrazione a quella forma di "coalizione dei volenterosi" che si occupa dell'Iraq, o porta la democrazia in Afghanistan. A Gaza e in tutta la Palestina si vedrà.
Intanto registriamo l'improvvisamente affannosa corsa alla tregua con piano internazionalizzante, non come il segno che Israele ha ottenuto quel che voleva ( i combattenti palestinesi sono ancora tutti in piedi, con dietro le loro masse, per quanto massacrate), ma assai più probabilmente per quello che ha subito: perdite assai superiori a quelle dichiarate e altre in vista in caso di continuità e per quello che NON ha raggiunto in termini politici e strategici: la resa del popolo di Gaza, la neutralizzazione dei benemeriti razzetti Kassam e il totale collasso e disarmo della Resistenza.
Un altro risultato rimane sospeso: se il continuo alzare dell'assicella della ferocia repressiva abbia agevolato il salto dei popoli nel suicidio della sottomissione vuoi sociale, vuoi nazionale, o abbia piuttosto, come voglio credere, fornito tonnellate di combustibile al fuoco della rabbia, della rivolta, della consapevolezza. Intanto, stiamo in guardia: tutto quello che questi rigurgiti di barbarie vanno facendo in giro per il mondo, sono sperimentazioni di laboratorio per arrivare preparati all'immancabile scontro finale tra capitale e anticapitalismo generato dalla crisi. Potete immaginare il terrore dei padroni davanti a quelle masse senza più niente da perdere che si muoveranno, poniamo, per riprendersi le acque sequestrate dai ladri di beni comuni, per riaprire i forni limitati alla produzione di brioches per ricchi, o rioccupare col grano non inquinato da geni alieni i campi sottratti al nutrimento umano e destinati a quello delle auto ammazzamondo, o sostituire nelle scuole l'intelligenza e la conoscenza alla protervia e al rincretinimento aziendalista, o prendersi le città, le produzioni, il mare, l'aria? Ve lo immaginate?
Non c'è un commentatore o cronista della grande informazione, e non ce ne sono molti in quella piccola, che non sorvoli allegramente sul peccato d'origine di questa vicenda. Peccato satanico, al fronte del quale Eva e Adamo erano borsaioli, originato dal sionismo colonialista, una forma virulenta di nazionalismo etnico-confessionale che si concretizza nella cultura di esclusività e di pulizia etnica che dura da 60 anni. Peccato condiviso da tutto un popolo (esclusi pochi coraggiosi) dal cervello lavato con la candeggina del vittimismo, con la minaccia di un nuovo olocausto che si impedirebbe solo facendone, uno dopo l'altro, di olocausti degli arabi che "ci vogliono gettare in mare". Ben Gurion, leader del movimento sionista e primo premier di Israele: "L'espulsione forzata degli arabi dalle terre dello Stato ebraico che ci proponiamo potrebbe darci qualcosa che non abbiamo mai avuto. Abbiamo un'opportunità che non ci saremmo sognati: la consolidazione nazionale in una terra liberata. Sostengo il trasferimento forzato, non ci vedo niente di immorale" . Seguirono i villaggi palestinesi bruciati, l'espulsione di 800mila, mai autorizzati a tornare (neanche dai pacifinti), pogrom senza fine, la diffusione a livello mondiale del terrorismo, di Stato o mascherato, la proposta di un modello razzista, militarista e fascistico agognato da tutte le destre del mondo, l'assalto a quel poco che restava di Palestina nel 1967 (fatto passare come sempre per "difesa", quando gli stessi protagonisti israeliani di quella guerra, Begin, Rabin.
Il generale Mordechai Hod, il generale Haim Barlev, rivendicarono di aver iniziato la guerra). Seguì lo stupro di Cisgiordania e Gaza, la discriminazione ed esclusione del 20% arabo di Israele, il divieto dei matrimoni misti o di quelli tra palestinesi dello Stato e quelli dei territori occupati, l'uccisione bianca di malati ai posti di blocco, il parto di infinite madri palestinesi nel campo dietro al check point, con il marito che taglia il cordone ombelicale con un sasso, gli assalti e le devastazioni del Libano, la mano libera e la collaborazione ai fascisti della Falange, Sabra e Shatila, vessazioni sadiche di nazi-coloni e soldati ai danni dei più indifesi, criminali speculazioni immobiliari per appropriarsi pian piano di ogni cosa e, quando non si uccide, fare in modo che la vita di quegli "scarafaggi nella bottiglia" diventi del tutto intollerabile e costringa a togliersi dai coglioni.
Risuona, come il lamento della tramontana tra gli alberi, l'affannata domanda: cosa possiamo fare.
Laggiù per ora niente. Solo capire e capire vuol dire rispettare i popoli e le loro scelte, comprendere i progetti, il quadro generale, i collegamenti, insomma la geopolitica. A fare cose concrete, visto che Israele non ammette testimoni, ci pensa per noi Vittorio Arrigoni che ieri ha rifiutato il suggerimento della nostra diplomazia e degli israeliani di far parte dell'ultimo gruppo di stranieri in uscita da Gaza. Leggetelo sul "manifesto", nobilita quella testata, anche se deve trovarsi assai a disagio vedendosi stampato accanto a paginoni in cui da ogni articolo gocciola il veleno della terminologia imperialista: "terroristi, fondamentalisti". Ieri era la coppia dialogante Ali Rashid e Moni Ovadia a rifilarci stantii predicozzi che invocano il famigerato dialogo tra le parti, non scordandosi, per restare nel salotto, di dare del "terrorista" e "fondamentalista" a chi si oppone in armi alla liquidazione. Sono decenni che questi cavalieri della nonviolenza vanno frugando negli angoli più riposti di Israele alla ricerca di "dialoganti". Ne trovano una dozzina, anche 500, fanno un corteo e intanto il regime si è preso un altro pezzo di terra e di vita palestinese. Anche i partigiani avrebbero dovuto dialogare con Kesselring, vero? Che li chiamava Banditen, sinonimo di terroristi.
Questa esimia coppia finto tonto-furbacchione arriva addirittura a citare quel vendutissimo farabutto ceco di Vaclav Havel per esigere un "salto qualitativo (?) in Palestina". Ovviamente quello del dialogo tra le sei sorelle di Gaza trucidate e il killer di Tsahal di cui sua mamma, a mento levato, si dice fiera. Le carte di costoro si scoprono definitivamente quando chiedono "l'intervento di una forza di pace internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite". Proprio come quella che in Somalia ha ridotto in sabbia anche il futuro, o quella che ha garantito la pulizia etnica antiserba dei narcoassassini dell'UCK, o che in Libano ha mantenuto in piedi un fantoccio e rimosso dal confine del loro paese i suoi difensori.
Nessuno mi toglie di testa che ai nazifascisti si reagisce con tutto quello che puoi rimediare e che, nella situazione attuale, il movimento antagonista deve diffondere coscienza di tre libertà da rivendicare. La libertà nazionale, che è quella che fa rizzare i peli di tanti compagni che darebbero l'anima per la libertà nazionale, ciò la sovranità, dei palestinesi, boliviani, cubani, curdi, baschi, irlandesi, magari sudtirolesi. Noi non ne abbiamo che l'impalcatura costituzionale, che, del resto, va perdendo pezzi a ogni passaggio di Gellisconi. Dal 1945 la nostra sovranità nazionale ha le manette di una subordinazione coloniale che vaioleggia tutto il territorio, alimenta lo stragismo terrorista di Stato, ci fa base e obiettivo di guerre, eventualmente nucleari. Il paese è totalmente mafizzato, mafizzato da una potenza predatrice interna che, in base agli accordi tra padrini e Washington del 1945, fa capo alla criminalit� organizzata ufficiale delle Potenze occidentali. Non c'è mossa dei nostri apparati di "sicurezza" che non risponda a dettami di Washington o Tel Aviv. L'intero Nord è malgovernato e pervertito culturalmente e l'unità nazionale è minata da una forza politica che risponde agli interessi di uno Stato del Nord. La libertà legale, la legge uguale per tutti, la Costituzione e gli statuti rispettati. Qui si dà da fare, strumentalmente o meno, non importa, quel Di Pietro alle cui manifestazioni certi compagni non andrebbero neanche se glielo chiedesse Lenin. Dimenticano questi compagni che la legalità sarà pure borghese, ma gliela abbiamo strappata noi. Pensate che esistesse la norma universale che "la legge è uguale per tutti" prima della rivoluzione francese, prima dell'indipendenza nazionale, e che lo statuto dei lavoratori ci sia stato benevolmente elargito da Agnelli e Mediobanca, che, andando indietro, non ci sarebbero ancora la schiavitù (che intanto ritorna) o le 17 ore di lavoro (che pure stanno tornando) se non fosse stato per classi in rivolta e per i loro martiri? E allora arricciammo il naso su chi si batte contro il Lodo Alfano, la truffa lavoricida dell'Alitalia, le intemerate contro quei pochi giudici che ancora osano perseguire i potenti.
Diceva Brecht più o meno così: dopo la legge che gli permette di far fuori gli zingari, di lagerizzare gli ebrei, di uccidere i comunisti, e noi siamo stati zitti, verrà promulgata anche quella contro di noi (e non ci sarà più nessuno a obiettare).
La libertà sociale è quella sulla quale ci troviamo d'accordo tutti. La fame è fame e, come dice il Che, l'alienazione è alienazione, il precariato è brutto, l'ambiente è specie a rischio, la scuola ti mastica e di caga e per lo sciopero c'è la precettazione. Solo che a infilare la testa tutt'intera nella battaglia per questa libertà, si rischia di finire come lo struzzo: che ti si fanno da dietro. Negli ultimi tempi il discorso internazionale era svaporato nelle assise dei compagni. Era come se si fosse tagliato il filo che lega tutto. Iniziative contro la guerra? L'Afghanistan e i nostri ascari Nato? L'Iraq dalle ultime mani che spuntano dal naufragio? Tutto svaporato. Vicenza e la base d'assalto e di controllo interno, le altri basi Usa e Nato, i nostri porti requisiti dalle flotte imperiali, le atomiche a casa nostra, lo scorazzare di servizi segreti malintenzionati, l'innesto della nostra classe politica nella malapianta USraeliana, i nostri ascari subimperialisti mandati a caccia di teste prima serbe, poi musulmane, il nostro giornalismo alimentato, come quell'orsacchiotto semovente col tamburo, dalle pile caricate nei monopoli dell'informazione imperialista.
Questo millennio è iniziato con un tasso di sadismo e criminalità delle èlites regnanti giudaicocristiane che non ha l'uguale negli albori di altri millenni.
Se passa Israele e il suo progetto di pulizia etnica dal mare al Giordano e molto oltre, se passano gli Stati Uniti, se passa l'UE, passa il fascismo, probabilmente la fine del mondo verrà anticipata di qualche evo. Per averli conosciuti, credo che quello che i palestinesi ci chiedono è di riprendere a pretendere: "Via le nostre spedizioni militari all'estero, via le basi straniere dal nostro suolo, fuori l'Italia dalla Nato, fuori la Nato dall'Italia."
Non è più il tempo del volontari internazionalisti accanto ai fedayin. Quelli erano tempi! Li ho frequentati e come li rimpiango! Ma anche gli obiettivi del nostro tempo non sono male. Basta vederli. Tutto questo non ci esime di urlare per Hamas e per chiunque difenda la Palestina, ebrei non nazisionisti in testa, fino a irrompere nei cervelli della gente, a ricattare una classe politica modellata nella melma, a far viaggiare fino all'ultimo orizzonte l'immagine d' Israele nazificato. Rispetto a quelle negli altri paesi imperialisti, le manifestazioni in Italia sono state patetiche. Downing Street è stata sommersa da sputi e scarpe. Un tempo eravamo i primi. La caduta dell'internazionalismo si paga.
Quarto Vento: Una degna rabbia organizzata
INTERVENTO DEL SUBCOMANDANTE MARCOS NELLA SESSIONE MATTUTINA DEL 4
GENNAIO 2009 SUL MASSACRO ISRAELIANO NELLA STRISCIA DI GAZA
Buon pomeriggio.
È con noi Don Luis Villoro. Se mi permette, il compagno Luis Villoro.
La sua vicinanza ai popoli indio di questo paese non è successiva al
1994, ma lo precede in vari calendari.
Nel nostro caso, le zapatiste, gli zapatisti, il suo appoggio è stato
vitale. Lo dirò chiaramente: più di uno, di una, nelle comunità
indigene, è viva, vivo, e lotta grazie all'appoggio di questo uomo. E
mai, mai, si insinuò che si aspettasse qualcosa in cambio del suo
appoggio, cosa che invece hanno fatto altri, altre.
In lui abbiamo trovato un generoso ascolto e, da quando siamo balzati
alla luce pubblica, ha tentato di capirci, ed i suoi pensieri non poche
volte sono stati il combustibile del nostro passo. E non sapete quanto
sia stato difficile trovare, in questi 15 anni, qualcuno che cerchi di
capirci e non di giudicarci.
Con lui, come con altri, abbiamo avuto ed abbiamo divergenze e le nostre
discussioni molte volte sono state aspre, come per quanto si riferisce
al movimento studentesco che 10 anni fa e dalla UNAM, ci meravigliò e
insegnò a noi zapatisti
Con tutte queste differenze, nel nostro cuore non c'è mai stato il
minimo dubbio delle sue convinzioni e impegno da questa parte, in basso
e a sinistra.
Catalogare "di destra" chi non la pensa come noi, come un orribile e
vile striscione dichiarava ieri, è la manifestazione di un atteggiamento
di chi vuole imporre fatta, paradossalmente, da chi dice di rivendicare
un atteggiamento libertario. Forse non ne so molto, ma per quanto ci
arrivo, l'anarchismo libertario non esime dal conoscere. E bisogna
conoscere prima di giudicare e condannare.
È un onore, Don Luis, averla oggi dalla nostra parte, come è da 15 anni.
Il mondo che sogniamo non è un mondo con unanimità di pensiero, anche
se il nostro, il pensiero zapatista, nè con l'egemonia imposta che
questa implica.
Salute Don Luis, volevamo solo dirle che lei ha, da lunghi calendari, un
posto nel cuore scuro che ci anima.
Si suppone che dopo l'intervento di Moy, del Tenente Colonello
Insurgente Moisès, io dovrei leggervi un racconto. Lo farò dopo, ora
dobbiamo dire qualcosa d'altro.
Di semine e raccolti.
Forse quello che dirò non c'entra col tema centrale di questo tavolo, o
forse sì.
Due giorni fa, lo stesso giorno in cui la nostra parola faceva
riferimento alla violenza, Condoleeza Rice, funzionaria del governo
nordamericano, dichiarava che quello che sta succedendo a Gaza è colpa
dei palestinesi, per la loro natura violenta.
I fiumi sotterranei che percorrono il mondo possono cambiare geografia,
ma intonano lo stesso canto.
E quello che ora sentiamo è di guerra e di dolore.
Non molto lontano da qui, in un luogo chiamato Gaza, in Palestina, in
Medio Oriente, qui vicino, un esercito fortemente armato ed addestrato,
quello del governo di Israele, continua la sua avanzata di morte e
distruzione.
I passi seguiti fino ad ora sono quelli di una guerra militare classica
di conquista: prima un bombardamento intenso e massiccio per distruggere
postazioni militari "nevralgiche" (così le chiamano i manuali militari)
e per "neutralizzare" le fortificazioni di resistenza; poi il ferreo
controllo dell'informazione: tutto ciò che si sente e si vede "nel mondo
esterno", cioè, esterno al teatro delle operazioni, deve essere
selezionato con criteri militari; ora fuoco intenso di artiglieria sulla
fanteria nemica per proteggere l'avanzata delle truppe verso nuove
posizioni; poi ci sarà l'accerchiamento e l'assedio per indebolire la
guarnizione nemica; quindi l'assalto che conquisti la posizione
annichilendo il nemico, poi la "pulizia" di possibili "sacche di
resistenza".
Il manuale militare della guerra moderna, con alcune variazioni e
appendici, viene seguito passo passo dalle forze militari d'invasione.
Noi non sappiamo molto di questo e, sicuramente, ci sono specialisti del
cosiddetto "conflitto in Medio Oriente", ma da questo angolo di mondo
dobbiamo dire qualcosa: secondo le foto delle agenzie d'informazione, i
punti "nevralgici" distrutti dall'aviazione del governo di Israele sono
abitazioni, capanne, edifici civili. Non abbiamo visto nessun bunker, nè
quartiere o aeroporto militare, o batteria di cannoni, tra quanto
distrutto. Allora noi, scusate la nostra ignoranza, pensiamo che o gli
artiglieri degli aerei hanno pessima mira o a Gaza non esistono tali
punti militari "nevralgici".
Non abbiamo l'onore di conoscere la Palestina, ma supponiamo che in
quelle case, capanne ed edifici abitava gente, uomini, donne, bambini ed
anziani, e non soldati.
Non abbiamo visto nemmeno fortificazioni di resistenza, solo macerie.
Fino ad ora abbiamo visto il vano sforzo di assedio informativo ed i
diversi governi del mondo dubitare tra scaricare le responsabilità o
applaudire all'invasione, ed una ONU, già inutile da tempo, tirare fuori
tiepidi comunicati stampa.
Ma aspettate. Ci è venuto in mente adesso che forse per il governo di
Israele quegli uomini, donne, bambini ed anziani sono soldati nemici e,
come tali, le capanne, case ed edifici dove abitano sono quartieri che
bisogna distruggere.
Quindi sicuramente i fuochi di artiglieria che questa mattina cadevano
su Gaza erano per proteggere da quegli uomini, donne, bambini ed anziani
l'avanzata della fanteria dell'esercito di Israele.
E la guarnigione nemica che vogliono indebolire con l'assedio intorno a
Gaza non è altro cosa che la popolazione palestinese che vive lì. E che
l'assalto cercherà di annichilire questa popolazione. E che qualsiasi
uomo, donna, bambino o anziano che riesca a scappare,
nascondendosi, dall'assalto prevedibilmente sanguinoso, sarà poi
"cacciato" affinchè la pulizia sia completa ed il comandante militare al
comando dell'operazione possa riferire ai suoi superiori "missione
compiuta".
Scusate di nuovo la nostra ignoranza, forse quello che stiamo dicendo
non faccia al caso.
E che invece di ripudiare e condannare il crimine in
corso, come indigeni e guerrieri quali siamo, dovremmo discutere come e
prendendo posizione nella discussione su "sionismo" o "antisemitismo", o
che al principio erano le bombe di Hamas.
Forse il nostro pensiero è molto semplice, e ci mancano le sfumature e
postille sempre necessarie nelle analisi ma, per noi, zapatiste e
zapatisti, a Gaza c'è un esercito professionista che sta assassinando
una popolazione indifesa.
Chi in basso e a sinistra può restare in silenzio?
Serve dire qualcosa? Le nostre grida fermano le bombe? La nostra parola,
salva la vita di qualche bambino palestinese?
Noi pensiamo che sì, serve, che forse non fermeremo una bomba nè la
nostra parola si trasformerà in uno scudo blindato che impedisca che
quella pallottola calibro 5.56 mm o 9 mm, con la sigla "IMI" (Industria
Militare Israeliana, ndr) stampata alla base della cartuccia, arrivi nel
petto di una bambina o un bambino, perchè forse la nostra parola riesca
ad unirsi ad altre in Messico e nel mondo e forse prima si trasformi in
mormorio, poi a voce alta, e quindi in un grido che si senta a Gaza.
Non sappiamo voi, ma noi zapatiste e zapatisti dell'EZLN sappiamo quanto
sia importante che, in mezzo alla distruzione e alla morte, sentire
parole di incoraggiamento.
Non so come spiegarlo, ma sembra che le parole da lontano forse non
riescono a fermare una bomba, ma sono come se si aprisse una crepa nella
nera stanza della morte e si accendesse una piccola luce.
Per il resto, succederà quello che succederà.
Il governo di Israele
dichiarerà di aver inferto un duro colpo al terrorismo, occulterà al suo
popolo la dimensione del massacro, i grandi produttori di armi avranno
ottenuto un respiro economico per affrontare la crisi e "l'opinione
pubblica mondiale", quell'ente malleabile e sempre a modo, si volterà a
guardare da un'altra parte.
Ma non solo. Succederà anche che il popolo Palestinese resisterà e
sopravvivrà e continuerà a lottare e continuerà ad avere la simpatia del
basso per la sua causa.
E, forse, un bambino o una bambina di Gaza sopravvivranno.
Forse cresceranno e, con loro, il coraggio, l'indignazione, la rabbia.
Forse diventeranno soldati o miliziani di qualcuno dei gruppi che
lottano in Palestina. Forse combatteranno contro Israele. Forse lo
faranno sparando un un fucile. Forse immolandosi con una cintura di
cartucce di dinamite legata in vita.
Ed allora, in alto, scriveranno sulla natura violenta dei palestinesi e
faranno dichiarazioni di condanna di quella violenza e si tornerà a
discutere su sionismo o antisemitismo.
E nessuno domanderà chi ha seminato ciò che sta raccogliendo.
Per gli uomini, donne, bambini ed anziani dell'Esercito Zapatista di
Liberazione Nazionale,
Subcomandante Insurgente Marcos
Messico, 4 gennaio 2009
(Traduzione Comitato "Maribel" Bergamo)
di Vittorio Arrigoni
Mentre scrivo i carri armati israeliani sono entrati nella "Striscia".
La giornata è iniziata allo stesso modo in cui è finita quella
che l'ha
preceduta, con la terra che continua a tremare sotto i nostri piedi, il
cielo e il mare, senza sosta alcuna, a tremare sulle nostre teste, sui
destini di un milione e mezzo di persone che sono passate dalla tragedia
di un assedio, alla catastrofe di bombardamenti che fanno dei civili il
loro bersaglio predestinato. Il posto è avvolto dalle fiamme,
cannonate
dal mare e bombe dal cielo per tutta la mattina. Le stesse imbarcazioni
di pescatori che scortavamo fino a quale giorno fa in alto mare, ben
oltre le sei miglia imposte da Israele come assedio illegale criminoso,
le vedo ora ridotte a tizzoni ardenti. Se i pompieri tentassero di
domare l'incendio, finirebbero bersagliati dalle mitragliatrici degli
F16, è già successo ieri.
Dopo questa massiccia offensiva, finito il conteggio dei morti, se mai
sarà possibile, si dovrà ricostruire una città sopra un
deserto di
macerie. Livni dichiara al mondo che non esiste un'emergenza umanitaria
a Gaza: evidentemente il negazionismo non va di moda solo dalle parti di
Ahmadinejad. I palestinesi su una cosa sono d'accordo con la Livni, ex
serial killer al soldo del Mossad, (come mi dice Joseph, autista di
ambulanze): più beni alimentari stanno davvero filtrando all'interno
della striscia, semplicemente perchè a dicembre non è passato
pressochè
nulla, oltre la cortina di filo spinato teso da Israele. Ma che senso
realmente ha servire pane appena sfornato all'interno di un cimitero?
L'emergenza è fermare subito le bombe, prima ancora dei rifornimenti
di
viveri.
I cadaveri non mangiano, vanno solo a concimare la terra, che
qui a Gaza non è mai stata così fertile di decomposizione. I
corpi
smembrati dei bimbi negli obitori invece dovrebbero nutrire i sensi di
colpa, negli indifferenti, verso chi avrebbe potuto fare qualche cosa.
Le immagini di un Obama sorridente che gioca a golf sono passate su
tutte le televisioni
satellitari arabe, ma da queste parti nessuno si illude che basti il
pigmento della pelle a marcare radicalmente la politica estera
statunitense. Ieri (venerdì, ndr) Israele ha aperto il valico di Herez
per far evacuare tutti gli stranieri presenti a Gaza. Noi,
internazionali della Ism, siamo gli unici a essere rimasti. Abbiamo
risposto oggi (ieri, ndr) tramite una conferenza stampa al governo
israeliano, illustrando le motivazioni che ci costringono a non muoverci
da dove ci troviamo. Ci ripugna che i valichi vengano aperti per
evacuare cittadini stranieri, gli unici possibili testimoni di questo
massacro, e non si aprano in direzione inversa per far entrare i molti
dottori e infermieri stranieri che sono pronti a venire a portare
assistenza ai loro eroici colleghi palestinesi.
Non ce ne andiamo perchè riteniamo essenziale la nostra presenza come
testimoni oculari dei crimini contro l'inerme popolazione civile ora per
ora, minuto per minuto. Siamo a 445 morti, più di 2.300 feriti, decine
i
dispersi. Settantatre, al momento in cui scrivo, i minori maciullati da
bombe. Al momento Israele conta tre vittime in tutto. Non siamo fuggiti
come ci hanno consigliato i nostri consolati perchè siamo ben consci che
il nostro apporto sulle ambulanze come scudi umani nel dare prima
assistenza ai soccorsi potrebbe rivelarsi determinante per salvare vite.
Anche ieri un'ambulanza è stata colpita a Gaza City, il giorno prima
due
dottori del campo profughi di Jabalia erano morti colpiti in pieno da un
missile sparato da un Apache. Personalmente, non mi muovo da qui perchè
sono gli amici ad avermi pregato di non abbandonarli. Gli amici ancora
vivi, ma anche quelli morti, che come fantasmi popolano le mie notti
insonni. I loro volti diafani ancora mi sorridono.
Ore 19.33, ospedale
della Mezza Luna Rossa, Jabalia. Mentre ero in collegamento telefonico
con la folla in protesta in piazza a Milano, due bombe sono cadute
dinanzi all'ospedale. I vetri della facciata sono andati in pezzi, le
ambulanze per puro caso non sono rimaste danneggiate. I bombardamenti si
sono fatti ancora più intensi e massicci nelle ultime ore, la moschea
di Ibrahim Maqadme, qui vicino, è appena crollata sotto le bombe:
è la
decima in una settimana. Undici vittime per ora, una cinquantina i
feriti. Un'anziana palestinese incontrata per strada questo pomeriggio
mi ha chiesto se Israele pensa di essere nel medioevo, e non nel 2009,
per continuare a colpire con precisione le moschee come se fosse
concentrato in una personale guerra santa contro i luoghi sacri
dell'Islam a Gaza. Ancora un'altra pioggia di bombe a Jabalia, e alla
fine sono entrati. I cingoli di carri armati che da giorni stazionavano
al confine, come mezzi meccanici a digiuno affamati di corpi umani,
stanno trovando la loro tragica soddisfazione. Sono entrati in un'area a
nord-ovest di Gaza e stanno spianando case metro per metro.
Seppelliscono il passato e il futuro, famiglie intere, una popolazione
che scacciata dalle proprie legittime terre non aveva trovato altro
rifugio che una baracca in un campo profughi. Siamo corsi qui a Jabaila
dopo la terribile minaccia israeliana piovuta dal cielo venerdì sera.
Centinaia e centinaia di volantini lanciati dagli aerei intimavano
l'evacuazione generale del campo profughi.
Minaccia che si sta dimostrando purtroppo reale. Alcuni, i più
fortunati, sono scappati all'istante, portandosi via i pochi beni di
valore, un televisore, un lettore dvd, i pochi ricordi della vita che
era in una Palestina perduta una sessantina di anni fa. La maggioranza
non ha trovato alcun posto dove fuggire. Affronteranno quei cingoli
affamati delle loro vite con l'unica arma che hanno a disposizione, la
dignità di saper morire a testa alta. Io e i miei compagni siamo
coscienti degli enormi rischi a cui andiamo incontro, questa notte più
delle altre; ma siamo certo più a nostro agio qui nel centro
dell'inferno di Gaza, che agiati in paradisi metropolitani europei o
americani, che festeggiando il nuovo anno non hanno capito quanto in
realtà siano causa e complicità di tutte queste morti di civili innocenti.
fonte: www.ilmanifesto.it
Ramallah, 27 dicembre 2008
E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua.
Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di
concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la
differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i
bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano?
Muore di guerra o di pace, chi muore perchè manca l'elettricità in sala
operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama,
quando manca tutto il resto?
E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un
attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa.
La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro
razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato
naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e
d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che
chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le
leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale,
una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come
entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele?
Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas.
Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a
bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della democrazia
- ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso
improvvisa. Non è il fondamentalismo a essere bombardato in questo
momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto
quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio
uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di
ragionare il coraggio di disertare - non è un attacco contro il
terrorismo, questo, ma contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre
schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas.
Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per
autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.
E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi
processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui
parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati
dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perchè mai
dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l'ennesima arma di distrazione
di massa per l'opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a
noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in
cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa
minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i
civili.
Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di
guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un processo di
pace, mentre l'unica mappa che procede sono qui intanto le terre
confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti
allargati - perchè allora non è processo di pace la proposta saudita? La
fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti
gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione?
Qualcuno, là, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?
Ma sto qui a raccontarvi vento. Perchè leggerò solo un rigo domani, sui
vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l'indifferenza.
Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine,
verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a
vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento.
Europei, americani e anche gli arabi - perchè dove è finita la sovranità
egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? -
siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e
parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come
sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti,
vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori,
rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi,
domandate cosa potete fare per noi. Una scuola? Una clinica forse? Delle
borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la
generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia -
sanzioni, sanzioni contro Israele.
Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello
squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita. Ma chi è
più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant'anni,
fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi
lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere
Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua
schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul
potere e la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo
britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è
antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che
tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo.
Perchè non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro
Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la
complicità della sinistra e la miopia della destra.
So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna
autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo
apartheid - e genocidio. Perchè non importa che le politiche israeliane,
tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni
delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico
formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l'ennesimo
collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori.
La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio,
il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un
altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?
Mustafa Barghouti
Ex ministro dell'informazione del governo di unità nazionale palestinese
Articolo pubblicato su www.peacereporter.net
testo raccolto da Francesca Borri
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